L'ORIGINE DEL NOME DEI PIANETI

L'origine del nome dei pianeti - così come li conosciamo  

Qual'è l'origine dei nomi che son ostati dati ai pianeti del nostro sistema solare? Ovviamente molti sanno che  i nomi dei pianeti derivano dai nom idelle divinità delle popolazioni antiche ma è proprio così? Sapevate che nell'Ottocento  qusto criterio poteva essere cambiato?
Cinque dei pianeti che compongono il sistema solare venfono osservati anche ad occhio nudo da millenni. Sono Mercurio, Marte, Venere, Giove e Saturno. Sono stati i primi quindi a cui è stato dato un nome. Il nome derivano dalle divinità del culto pagano degli antichi romani, che li scelsero per primi, probabilmente sulla base delle caratteristiche degli astri stessi. Non è un caso che il pianeta più grande del sistema solare abbia il nome della divinità più importante, Giove. Gli altri pianeti che ruotano intorno al Sole, invece, furono scoperti solo in tempi più recenti. Quindi non furono i romani a dargli un nome  ma allora perchè anche quest'ultimi portano i nomi delle divinità romane? Ebbene fu merito dell' astronomo John Herschel, che, nell'ottocento riuscì molto abilmente con sapienza e diplomazia a gestire una disputa tra astronomi francesi e inglesi, che portò a un consenso unanime nell'assegnare i nomi di Nettuno e Urano. Evitò in questo modo  che gli ultimi pianeti del sistema solare, e molti satelliti, avessero  nomi legati alla stretta attualità, ispirati dai sovrani e dagli astronomi più in vista dell'epoca.
A proposito di Urano, sapevate che quando fu osservato per la prima volta alla fine del Seicento, fu scambiato per una stella? Anche  un secolo dopo l’astronomo e musicista William Herschel scambiò il pianeta Urano per una cometa. Fu solo nel 1873 che avvenne il riconoscimento ufficiale di Urano come pianeta per opera di John Herschel figli odi William. Ma il suo nome all’epoca non era ancora Urano: Herschel padre avrebbe voluto chiamarlo Georgium Sidus in onore del re Giorgio III, con l’intento di far riguadagnare al sovrano un po’ della gloria che aveva perso insieme alle colonie britanniche in America del Nord, pochi anni prima. Parte della comunità scientifica non era però d’accordo, e in particolare non lo erano gli astronomi francesi. Il nome di Urano fu suggerito da un astronomo tedesco, Johann Bode, che peraltro contribuì a certificare il fatto che l’astro in questione fosse un pianeta e non una stella o una cometa. Bode lo scelse pensando al fatto che Saturno e Giove nella mitologia fossero padre e figlio, e che quindi si poteva proseguire la tradizione con il nome del dio greco Urano, personificazione del cielo e padre di Saturno.

Il nome dei pianeti come omaggio ai signori e potenti

Nell' Ottocento la tendenza a nominare gli astri per glorificare i potenti terreni non era stata granché seguita. Nel 1610 Galileo Galilei aveva scoperto quattro satelliti di Giove, a cui era stato dato il nome collettivo di Sidera Medicea, per onorare i Medici che all’epoca erano granduchi di Toscana e protettori di Galilei stesso. Ma in pochi vi si riferivano in quel modo e a tutti gli astri scoperti ai primi dell’Ottocento (che oggi sappiamo essere asteroidi) fu dato un nome che richiamava la mitologia greca, usanza che aveva il pregio di mettere da parte gli interessi localistici di questo o quel regno. La tendenza rischiò di essere invertita quando nel 1846 venne scoperto il pianeta oggi noto come Nettuno, che si trova a circa 4 miliardi e mezzo di chilometri dal Sole. I francesi furono i primi ad annunciare la scoperta grazie ai calcoli dell’astronomo Urbain Le Verrier, confermati dall’osservatorio di Berlino poco dopo. Parallelamente, però, anche gli astronomi britannici stavano eseguendo gli stessi calcoli ed erano quasi arrivati alla stessa conclusione. In particolare ci era arrivato vicino un vecchio matematico quasi in pensione, John Couch Adams, poco noto fuori dal Regno Unito. L’astronomo con più eminenza e prestigio del paese, allora, si sentì in dovere di dirlo pubblicamente, aprendo un dibattito internazionale: era John Herschel, figlio di chi aveva scoperto fortuitamente Urano più di sessant’anni prima. Tuttavia c’era un punto della questione delicato, non ancora risolto, cioè che nome dare al nuovo pianeta, quello che oggi chiamiamo Nettuno. Gran parte degli astronomi francesi riteneva che si dovesse chiamare “Le Verrier”, convincendo anche l’interessato. Gli inglesi erano chiaramente contrari, e in mezzo a loro c’era – suo malgrado – Herschel. Per convincerlo, nel novembre del 1846, Le Verrier scrisse a Herschel una lettera in cui gli comunicava la sua volontà di riferirsi a Urano con il nome del suo scopritore, cioè suo padre. “Herschel”. Le altre proposte preferite dagli inglesi erano Oceano – nome che però ai francesi ricordava le disavventure di Napoleone contro la flotta britannica – e Nettuno. Data la sua natura diplomatica, Herschel riuscì a trovare uno stratagemma che alla fine lo tirò fuori dalle controversie, senza scontentare né inglesi né francesi. Lo stratagemma non riguardava i nomi dei pianeti, bensì quello dei loro satelliti.

 

Il nome dei pianeti come omaggio alla mitologia

Il gesto di Herschel fece affermare definitivamente la tendenza a usare nomi della mitologia classica per i pianeti e per i loro satelliti, influenzando le decisioni sui nomi dei corpi celesti per molti anni a venire. Un esempio è la scoperta del pianeta nano Plutone, molti anni dopo quella di Nettuno. Era il 1930, e da subito cominciarono a circolare molte idee per nominare quello che allora si pensava fosse il nono pianeta del sistema solare, quasi tutte legate alla mitologia classica. L’idea che vinse sulle altre venne in mente a una bambina di 11 anni, Venetia Burney, mentre stava facendo colazione con suo nonno, ex capo della prestigiosa Biblioteca Bodleiana dell’Università di Oxford, allora in pensione. Mentre leggevano la notizia sul Times, cominciarono a pensare a un nome e la bambina disse: «Perché non chiamarlo Plutone?». La scelta piacque al nonno, che la riferì a un suo amico astronomo, che a sua volta la suggerì ai suoi colleghi dell’osservatorio di Flagstaff, in Arizona (Stati Uniti), dove era stata fatta la scoperta.
Oggi il nome dei pianeti e degli astri in genere viene regolata dall’Unione Astronomica Internazionale (IAU) e si è molto articolata rispetto al passato, a causa dei grandi progressi tecnologici degli ultimi decenni, che ci hanno fatto scoprire corpi celesti nell’universo che Herschel, Le Verrier e Venetia Burney potevano a stento immaginare. Le regole sulla nomenclatura dell’IAU, oggi, non prendono in considerazione solo la mitologia classica e vengono utilizzate nella maggior parte dei casi delle sigle precedute dall'anno di scoperta. I nomi mitologici, di varie tradizioni, vengono ancora utilizzati per le nuove conformazioni geologiche (come valli, catene montuose, crateri) scoperte sui pianeti e sui satelliti che già conosciamo.
 
 

Puoi avere il libro di Cosmo Academy e tante soprese mentre ti diverti con tutta la famiglia ai parchi divertimenti del Lazio