IL PIANETA GIOVE

Distanza dal sole : circa 778,4 milioni di km ( la nostra Terra 149.600 milioni di Km) 
 
Tempo che impiega la luce solare ad arrivare al pianeta:  41,31 minuti ( la nostra Terra circa 8,2 minuti) 
 
Lunghezza dell'anno 12 anni ( la nostra Terra 365 giorni) 
 
Tipo di pianeta : gigante gassoso  

Il Pianeta Giove   

Giove è grandissimo, immenso: il più grande pianeta del nostro sistema solare. Forse è una stella mancata perchè gli assomiglia molto ma non è mai diventato abbastanza grande da iniziare a bruciare. È coperto da strisce di nuvole vorticose. Ha grandi tempeste come il Great Red Spot, che dura da centinaia di anni. Giove è un gigante gassoso e non ha una superficie solida, ma potrebbe avere un nucleo interno solido delle dimensioni della Terra. Anche Giove ha degli anelli, ma sono troppo deboli per essere visti da noi.
Struttura e superficie
E' compostoi principalmente di Idrogeno ed Elio e ha un'atmosfera molto densa. Un giorno su Giove dura solo 10 ore ( rotazione su se stesso) mentre un anno ( rotazione intorno al Sole) dura ben 11,8 anni terrestri. 
Giove ha  ben 79 lune confermate ed è il quinto pianeta dal sole, il primo interamente gassoso dopo la fascia cosiddetta abitabile ovvero potenzialmente in grado di ospitare la vita. I vicini di Giove sono Marte e Saturno.
Storia veloce
Giove è noto fin dall'antichità perché può essere visto senza telescopi avanzati. È stato chiamato Zeus dai Greci e Giove da parte dei Romani. Il nome si riferiva al dio della luce e del cielo ed anche il più importante di tutti gli dei del pantheon romano. E' stato visitato o superato da diversi veicoli spaziali, orbite e sonde, come Pioneer 10 e 11, Voyager 1 e 2, Cassini, New Horizons e Juno.
 
Che aspetto ha Giove?
SImostra con bande di colori variabili dal marrone al grigio e rosso. Tra le lune che orbitano introno a Giove le più importanti sono IO, Europa, Ganimede e Callisto.
 
 
Si è formato appena un milione di anni dopo la nascita del Sistema Solare. Giove, il gigante gassoso, potrebbe essere il primogenito tra tutti i pianeti della nostra Galassia: la Via Lattea. Sappiamo tutto questo grazie ai meteoriti!
Il pianeta più grande del Sistema Solare è anche il più anziano, poiché il nucleo solido che costituisce "l'ossatura" di Giove, si formò appena un milione di anni dopo la nascita della nebulosa che poi sarebbe diventata la nostra galassia.
A compiere questa fare l'importante scoperta sono stati i ricercatori dell'Università di Münster, i quali, coordinati dal Dott. Thomas Krujier, hanno pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Science of the United States of America. Per stabilire l'età di Giove gli astronomi hanno utilizzato uno stratagemma decisamente geniale: vista infatti l'impossibilità di prelevare campioni direttamente dal gigante gassoso, gli scienziati si sono concentrati sui meteoriti ferrosi che vagano per la galassia. Tali meteoriti, in base agli elementi che li compongono, possono essere suddivisi in due gruppi differenti, il che quindi implica due "matrici" diverse" dalle quali poi si svilupparono i vari ammassi rocciosi. Entrambi i gruppi però avevano avuto origine durante lo stesso periodo, ossia quella fase primordiale della galassia dove gli elementi, per via delle trasformazioni in corso, avrebbero dovuto mescolarsi l'uno con l'altro. Dopo uno studio approfondito, si è scoperto che qualcosa di molto grosso doveva avere separato i due gruppi di meteoriti. E quel qualcosa fu Giove! I forti venti del pianeta creano le numerose tempeste vorticose visibili vicino alla parte superiore dellasua atmosfera. I dati di Juno hanno aiutato gli scienziati a scoprire un altro effetto meno visibile di quei venti: il potente campo magnetico di Giove cambia nel tempo. I venti si estendono per più di 1800 miglia (3000 chilometri) di profondità, dove il materiale inferiore nell'atmosfera di Giove è altamente conduttivo, elettricamente. Gli scienziati hanno stabilito che il vento taglia questo materiale conduttivo e lo trasporta intorno al pianeta, il che cambia la forma del campo magnetico.Quando le particelle cariche interagiscono con l'atmosfera di Giove, creano esplosioni di luce allo stesso modo in cui si verifica sulla Terra l'aurora boreale, ma in maniera molto più potente, rilasciando centinaia di gigawatt di energia, abbastanza per alimentare brevemente tutta la civiltà umana. Gli scienziati hanno scoperto che i brillamenti di raggi X sono stati innescati da vibrazioni periodiche delle linee del campo magnetico di Giove. Queste vibrazioni creano onde di plasma (gas ionizzato) che inviano particelle di ioni pesanti "navigando" lungo le linee del campo magnetico fino a quando non si infrangono nell'atmosfera del pianeta, rilasciando energia sotto forma di raggi X. Le aurore a raggi X si verificano in entrambi i poli di Giove, spesso con estrema regolarità, ogni 27 minuti circa. Le particelle che colpiscono l'atmosfera del pianeta provengono dai gas emessi nello spazio dai vulcani giganti presenti sulla luna gioviana Io. Questi gas vengono poi ionizzati (gli atomi vengono privati degli elettroni) a causa delle collisioni nell'ambiente del pianeta, formando un toroide di plasma che circonda il gigante gassoso.

Un Pianeta davvero ingombrante

Quando l'aggregazione delle particelle cosmiche formò il nucleo solido del pianeta, si generò un'ammasso di materia che in un milione di anni raggiunse una massa 20 volte più grande di quella della Terra. Questo nuovo colosso "galattico" si frappose fra i due gruppi di meteoriti e grazie all'immensa forza orbitale generata sugli elementi circostanti, li isolò completamente, impedendo così di mischiarsi. Questo non fu l'unico effetto: la nascita di un pianeta "ingombrante" come Giove, probabilmente fu anche la causa che impedì la formazione delle Super-Terre, pianeti rocciosi simili al nostro pianeta (ma molto, molto più grandi) che invece sono diffusissime nelle altre galassie.
Le aurore blu. Erano stati scoperti, per la prima volta, nel 1994. Sono i misteriosi anelli blu che si sviluppano sui poli di Giove, una sorta di aurora boreale. Sono vere e proprie esplosioni energetiche, centinaia di migliaia di gigawatt di luce ultravioletta, che vengono sparati nello spazio dal pianeta, più grandi di qualsiasi aurora terrestre. Le tempeste sui poli di Giove sono simili all’aurora visibile sull Terra, causata dalla magnetosfera terrestre, che rilascia energia in quota, sulla ionosfera. Mentre, sulla Terra, la magnetosfera è soggetta all’influsso del vento solare, su Giove, al contrario, sono le particelle del satellite vulcanico Io che vengono ionizzate e si accendono di questa luce blu.

Giove potrebbe essere abitabile? 

Questa è apparentemente una domanda senza senso ma Giove potrebbe essere effettivamente abitabile, ecco perché secondo uno studio portato avanti a livello internazionale, le nuvole del pianeta consentirebbero la vita.
E' quanto è emerso dalle ricerche di un gruppo internazionale di scienziati in riferimento all'attività dell'acqua tra le nuvole di Venere. Da questo studio si è infatti evinto che la concentrazione di molecole d'acqua nelle nuvole di quel pianeta sia troppo ridotta per consentire la vita sul pianeta, così come quella conosciuta sulla Terra.M aría Paz Zorzano, ricercatrice del CAB e autrice dello studio ha affermato che ci sarebbe così tanto acido solforico nelle nuvole che l'acqua scompare e la sua attività è troppo bassa perché possa esistere la vita, almeno per come la conosciamo. In altre parole, le nuvole di Venere non sono abitabili".
 
Analizzando questi dati però, gli scienziati hanno deciso di estendere i loro studi sugli altri pianeti, scoprendo in modo sorprendente che in alcuni strati di nubi di Giove, sia la temperatura che l'attività dell'acqua risultino sufficienti per mantenere la vita attiva. Ciò però non significa necessariamente che ci sia vita sul pianeta. Infatti oltre alle condizioni delle temperatura e alla disponibilità di acqua, la presenza di alcuni nutrienti idonei è necessaria affinché le forme di vita microbiche crescano e sviluppino le loro funzioni metaboliche. Tuttavia, i risultati di  questa ricerca sono considerati dagli scienziati di grande importanza per il futuro: "Questo modello di studio può essere applicato anche in riferimento all'abitabilità dei pianeti extrasolari"
 
 

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