DEDALUS PER FARE ZORBING SULLA LUNA

Siamo pronti per esplorare veramente la Luna? Parrebbe di si visto progetto Dedalus al vaglio dell'ESA per fare Zorbing sulla Luna. Come? Con questo bellissimo robot di circa mezzo metro di diametro progettato per esplorare in piena autonomia i condotti lavici lunari. Il progetto è stato selezionato dall’Esa per uno studio di fattibilità, e la camera stereoscopica che ospita al suo interno è ideata da un team guidato da Claudio Pernechele dell’Inaf di Padova
 
L'italia in primo piano quindi per progettare l'esplorazione lunare con quella che potrebbe sembrare una palla di criceto penzolante e che invece in realtà è una sfera robotica completamente automatizzata per esplorare le profondità delle caverne lunari. Dedalus farà zorbing sulla Luna ovvero rotolerà chiuso in una sfera lungo le cavità a fini esplorativi. 
 

Il progetto Dedalus

Progettato da un team coordinato dalla Julius-Maximilians-Universität tedesca di Würzburg (JMU), il robot Descent And Exploration in Deep Autonomy of Lunar Underground Structures, (DAEDALUS), è parte di uno studio più ampio per missioni in grotta sulla luna.
 
Gli orbitanti lunari hanno mappato più pozzi profondi sulla superficie della Luna, ritenuti "lucernari" nelle grotte di lava. Questi sono di grande interesse scientifico, offrendo accesso a materiale lunare incontaminato, forse anche depositi di ghiaccio d'acqua. Queste grotte potrebbero anche diventare futuri habitat per i coloni lunari, offrendo una schermatura naturale contro le radiazioni, i micrometeoriti e le temperature estreme della superficie.
 
La sfera DAEDALUS di 46 cm di diametro trasporterebbe una fotocamera stereoscopica immersiva, un sistema lidar "radar laser" per la mappatura 3D degli interni delle grotte, sensori di temperatura e un dosimetro di radiazione, oltre a bracci estensibili per aiutare a rimuovere gli ostacoli e testare le proprietà delle rocce.
 
DAEDALUS verrebbe dapprima calato nell'imboccatura della caverna con una gru posizionata sul bordo della cava e con un lungo cavo, poi si staccherrebbe per rotolare via autonomamente sotto la sua stessa forza e durante la discesa effettuerebbe una mappatura tridimensionale dello skyline grazie all’utilizzo della camera immersiva stereoscopica ideata dall’Istituto nazionale di astrofisica. Il cavo di sospensione si raddoppierebbe quindi come un ricevitore Wi-Fi, consentendo a DAEDALUS di trasmettere i suoi risultati fuori dalla fossa.
 

Visione a 360 gradi in esplorazione

 
"Il design è guidato dall'esigenza di osservare l'ambiente circostante a 360 gradi e dalla necessità di proteggere l'interno dal duro ambiente lunare", spiega Dorit Borrmann del team DAEDALUS. "Con le telecamere che agiscono come un sistema di visione stereo e il misurazioni della distanza laser, la sfera rileva gli ostacoli durante la discesa e naviga autonomamente una volta raggiunta la fossa. "Una volta raggiunto il fondo, la sfera sarà in grado di muoversi “rotolando”, grazie a un meccanismo che sposta il suo baricentro muovendo la batteria di alimentazione interna.
Ha una telecamera a 360 gradi formata da quattro lenti panoramiche bifocali, ovvero capaci di inquadrare un campo panoramico (360° x 100°) e simultaneamente – utilizzando lo stesso sensore d’immagine – anche un ingrandimento del campo prendendo due obiettivi con un unico sensore.
 
Il consorzio guidato da JMU ha sviluppato il robot come parte di un più ampio studio sul sistema delle grotte lunari, condotto in risposta a un bando dell'ESA Open Space Innovation Platform. Partner in questo studio sono
 
Fonte: la Jacobs University Bremen, CISAS e il Dipartimento di Geoscienze dell'Università di Padova, INAF-Osservatorio Astronomico di Padova, VIGEA-Virtual Geographic Agency di Reggio Emilia e CIRA Space Exploration Technologies Department, tutti in Italia.