HomeOsservazione › Cosa sono le macchie solari? I suggerimenti per osservarle senza rischiare la vista
Osservazione

Cosa sono le macchie solari? I suggerimenti per osservarle senza rischiare la vista

📅 20 Agosto 2026✍️ di Maddalena Sassetti⏱️ 5 min di lettura

Nelle ultime settimane il Sole ha regalato agli appassionati uno spettacolo a occhio nudo (ma solo con protezioni adeguate): grandi macchie solari. Cosa sono, perché stanno aumentando e come osservarle in sicurezza? Ecco una guida pratica per curiosi e neofiti, valida ovunque vi troviate, dall’altopiano andino al balcone di casa.

Cosa sono le macchie solari

Le macchie solari sono regioni temporaneamente più fredde della superficie del Sole, rese scure dal fortissimo campo magnetico che inibisce la convezione del plasma. Appaiono come chiazze grigio-nere con un cuore scuro (umbra) e un bordo più chiaro (penombra) e possono superare di molto il diametro della Terra.

Si formano e si dissolvono in giorni o settimane, spesso in gruppi, e ruotano con la stella attraversando il disco solare in circa due settimane. La loro presenza è un indizio della vitalità del Sole: più macchie, maggiore attività magnetica complessiva.

Gli scienziati ne misurano il numero per monitorare il ritmo dell’undicesimo ciclo della nostra stella, noto come Ciclo solare. È un dato utile anche per prevedere fenomeni connessi come brillamenti ed espulsioni di massa coronale, responsabili delle aurore alle alte latitudini e, a volte, di disturbi alle comunicazioni.

Perché se ne parla adesso: un massimo molto vivace

Il ciclo 25, entrato nel vivo tra il 2024 e il 2025, continua a mostrare un’attività sostenuta anche nel 2026. I conteggi internazionali hanno registrato mesi con molte regioni attive, e non sono mancati episodi spettacolari osservabili anche con semplici occhialini solari certificati.

«Le macchie sono finestre sul magnetismo del Sole: quando abbondano, è il segnale che la dinamo stellare sta lavorando al massimo regime», spiega un fisico solare dell’INAF che abbiamo contattato. Per chi ama il cielo, è il momento giusto per prepararsi a osservazioni diurne consapevoli e sicure.

Osservarle in sicurezza: regole non negoziabili

Prima di tutto: mai guardare il Sole direttamente a occhio nudo, con occhiali da sole, telecamere o smartphone. I danni alla retina possono essere permanenti e indolori. Serve un filtro solare adeguato e certificato.

Per l’osservazione a occhio nudo, usate solo occhialini o visori che riportano la conformità alla norma ISO 12312-2. Controllate che la pellicola non sia graffiata, bucata o scollata: in caso di dubbio, buttateli. Indossateli sempre prima di guardare verso il Sole e non rimuoveteli finché non avete distolto lo sguardo.

Per binocoli e telescopi, il filtro deve essere SEMPRE montato davanti all’obiettivo, non sull’oculare. I filtri frontali in vetro o pellicola specifica (ad esempio i fogli “white light” tipo Astrosolar) riducono l’energia in ingresso e proteggono sia lo strumento sia i vostri occhi. Non usate mai filtri a vite sull’oculare: il calore li può rompere all’improvviso.

Chi desidera più dettaglio può valutare telescopi in H-alfa o Ca-K, che mostrano cromosfera e filamenti; sono strumenti dedicati, costosi ma sicuri se originali e integri. In ogni caso, coprite i cercatori ottici con un tappo o un filtro, oppure rimuoveteli per evitare visioni accidentali.

Metodi semplici per iniziare: proiezione e foro stenopeico

Se non avete filtri certificati, c’è un’alternativa a prova di principiante: non guardate il Sole, proiettatelo. Con un cartoncino e un piccolo foro stenopeico potete far cadere su un foglio bianco l’immagine del disco solare; quando le macchie sono grandi, si distinguono come puntini scuri.

Un metodo simile, ma da gestire con cautela, è la proiezione con un binocolo fissato su treppiede: tappate un obiettivo, puntate l’altro verso il Sole senza guardare nell’oculare e fate proiettare l’immagine su un cartoncino posto dietro. Non lasciate mai lo strumento incustodito e limitate il tempo di esposizione per evitare surriscaldamenti.

Questi approcci sono ideali per attività didattiche e per far percepire dimensione e movimento delle macchie lungo i giorni, senza alcun rischio per la vista se si rispettano le regole di base.

Errori da evitare (anche quando sembrano furbi)

– Niente occhiali da sole, vetri affumicati, CD o DVD: non bloccano la radiazione infrarossa e possono essere ingannevoli.

– No a filtri fotografici ND, polarizzatori o “lenti scure” non specifiche per il Sole.

– Non guardate attraverso fotocamere o smartphone senza filtri adatti davanti all’obiettivo: potete danneggiare i sensori e, peggio, gli occhi se poi sbirciate dallo schermo riflettente.

– Evitate i vecchi filtri “solari” a vite per oculari: sono insicuri per principio di funzionamento.

– Se usate un vetro da saldatore, scegliete solo la gradazione 14 e verificate che non presenti crepe o graffi. È comunque meno comodo e meno nitido degli occhialini certificati.

Come riconoscere una buona osservazione

Con occhialini certificati, in giornate terse, il disco del Sole appare giallo-ambra o arancione scuro e le macchie si distinguono come puntini o chiazze. Con un piccolo telescopio filtrato si notano l’umbria, la penombra e, talvolta, la granulazione fotosferica. Annotare data e ora, confrontando con le mappe pubblicate dai principali osservatori, aiuta a dare un contesto alle vostre osservazioni.

Tenete un diario: posizione sul disco (est, ovest, centro), dimensione apparente e numero dei gruppi. In poche settimane capirete la rotazione solare e la comparsa di nuove regioni attive.

Dai deserti all’Italia: un consiglio da campo

Dopo un anno trascorso tra Cile e Spagna con gruppi di astroturismo ho imparato che la ricetta migliore è semplicità più costanza. Un paio di occhialini certificati nello zaino, un foglio bianco per la proiezione e cinque minuti alla stessa ora ogni due o tre giorni. Così, dal deserto di Atacama all’Appennino, ho visto turisti alle prime armi sorprendersi nel riconoscere l’evoluzione delle stesse macchie durante la settimana. È la porta d’ingresso ideale per scoprire quanto il nostro Sole sia vivo e dinamico.

Con l’estate alle porte e un’attività solare ancora vivace, è il momento giusto per preparare una sessione di osservazione diurna. Bastano disciplina e gli strumenti corretti. Il premio è notevole: il primo sguardo consapevole al disco solare cambia per sempre il modo in cui immaginiamo la nostra stella.

Maddalena Sassetti

Maddalena ha trascorso un anno tra Cile e Spagna lavorando con tour di astroturismo. Ha assistito a decine di eventi celesti condividendoli con turisti da tutto il mondo, sviluppando così il talento per rendere l’astronomia accessibile anche ai neofiti.